Gli Orishas

Autore
Christian Dott. Doria
"ORÍSHAS, DALL’AFRICA A CUBA
Storia della presenza della religione yoruba a Cuba "
tesi presentata all’Univesità di Pavia a fine corso
di Laurea di Scienze Politiche nel 2002


Conosciuti per le storie delle loro imprese, gli Orishà sono personaggi mitologici dotati di caratteri naturali come di tratti umani.

I racconti sacri ne testimoniano le gesta, dando corpo ad elementi della natura, a ruoli sociali, come a caratteristiche umane, personificati in esseri divini dalle varie vicissitudini.

Ecco che potremo incontrare Orishàs che dominano elementi naturali quali il ferro, fulmine, mare, fuoco, acqua, erbe, foreste, malattie, terra, cielo; che nello stesso tempo personificano ruoli ben precisi, com’essere un guerriero, cacciatore, Re, guaritore, messaggero, agricoltore; e che esprimono un particolare carattere, quale la ferocia, sensualità, fertilità, correttezza, purezza, ira, cambiamento.

Potremmo affermare che esprimendo totalmente il mondo circostante sociale e naturale, sovrastando la vita di un individuo, nell’ambiente in cui si muove come nei suoi sentimenti interiori: non per niente sono centinaia.

Materialmente sono rappresentati e riprodotti attraverso manufatti creati da Babalawo e Olorisha, con elementi simbolici dei racconti delle loro vite passate, deposti all’interno di mezze zucche (calabaza) o in piatti di terra cotta, assieme ai simboli e gli attributi che gli corrispondono.

Per intenderci, questi manufatti sono dei composti di vari ingredienti(1), che riuniti insieme rappresentano il luogo dove risiederà l’Orisha.

Secondo il credente, gli Orisha hanno una funzione di dominio sulla realtà, un potere che si estende sull’ambiente, e che influisce nella vita di tutti; il credente chiederà l’intervento di questi per ottenere qualcosa o semplicemente per preservarsi dalle influenze negative, provocate dai malefici di terzi o semplicemente accumulate da cattive energie.

Teoricamente ogni essere umano è posto sin dalla nascita sotto la tutela di un Orisha, il quale ne rivendicherà la paternità, definendone il carattere e il ruolo futuro.

Se il devoto seguirà i consigli del proprio tutore, rispettando alcuni tabù e adempiendo alle opportune celebrazioni, il suo destino si compirà nel migliore dei modi, ma sé si rifiuterà, per lui il destino sarà una continua infelicità.

Molti dei praticanti, se le divinità lo consentono, sono ‘abiocha’, possessori di Orisha, in sostanza questo significa custodire il manufatto divino, altri sempre soggetti alla volontà divina assumeranno la carica di ‘Olorishà’, divenendo sacerdote del ‘dio’.

La carica di sacerdote comporta un cambio totale nella vita di un individuo, non solo perché la prestigiosa investitura prevede l’adempimento rigoroso d’alcuni obblighi, ma anche perché, per i credenti yoruba, il sacerdozio comporta una modifica totale nel destino dell’individuo.

Non per niente l’acquisizione della carica è definita come una rinascita, dove ‘Orì’, la testa, luogo di residenza del destino di un uomo, subisce l’imposizione dell’Orisha; per questo la cerimonia si chiama Kari Ochà, che significa per l’appunto ‘Orisha posto sulla testa’, a Cuba anche conosciuta come ‘asiento’, vale a dire il sedersi dell’Orisha sulla testa.

Da quell’istante sarà l’Orishà a guidare i passi del ‘figlio’ attribuendogli diritti, ma anche svariati doveri.

Seppure come abbiamo visto gli Orisha svolgano un ruolo essenziale nel cosmo religioso degli yoruba, e sebbene siano costantemente chiamati in causa, occupando con i loro rituali e le loro cerimonie totalmente la vita del fedele, la religione yoruba, fondamentalmente non è una religione politeista.

Contrariamente a quanto si possa immaginare e anche se molti ancora sono critici sul tema, si tratta essenzialmente di una religione monoteista; è per questo che parlare di ‘Santi’ più che di divinità, in linea teorica è più appropriato.

I praticanti yoruba, credono in un solo unico Dio, Olòdùmarè, tanto irraggiungibile e disinteressato alle faccende umane nella sua immensa grandezza, da affidare il compito di seguire le vicende dell’intera terra ai suoi inviati, gli Orisha.

Questo essere supremo riassume in sé, nella cultura yoruba le caratteristiche di: Creatore, Sovrano, Onnipotente, Onnisciente, Giudice supremo, Eterno e ‘Santo’, inteso come sacro(2).

Olòdùmarè, cioè il signore della dinastia del boa(3), chiamato anche Olòrun, signore del cielo, o infine Olòfin Òrun, signore supremo del cielo(4), è irraggiungibile per gli uomini, anche se, attraverso Elegguà (Èshù), suo messaggero divino, è possibile comunicare con lui.

Il credente a volte si rivolge direttamente a questi, ma normalmente le preghiere sono rivolte agli Orisha, attraverso celebrazioni e sacrifici, per ottenere direttamente ciò che sì necessità, senza disturbare con le proprie piccolezze l’onnipotente ‘Dio’.

Naturalmente di Olòdùmarè non esiste nessuna rappresentazione, come nessun manufatto; non serve ricordarlo o avere un luogo dove ringraziarlo, il suo ricordo è sempre presente nelle frasi della lingua parlata yoruba: ‘è Olòrun il Re che fa cadere la pioggia con un flusso regolare’ oppure ‘con l’aiuto di Olòdùmarè tutto è semplice, il difficile è fare quello che Olòrun non ci abilita’, o ancora ‘il Re i cui lavori sono composti dalla perfezione’, e continuando così ‘solo Olòrun è saggio’, o ‘cosa può nascondersi che gli occhi di Olorun non vedano?’ o anche ‘uno mai sentirà della morte di Olòdùmarè’ e via dicendo(5).

Ritornando alle divinità create da Olòdùmarè, come abbiamo già detto, queste sono varie e mutevoli, ma sia in Africa sia a Cuba il numero può essere ristretto a un gruppo principale, che conta le più conosciute ed estese per popolarità, anzianità e potere.

A Cuba gli Orisha più adorati(6) sono definiti come le sette potenze africane(7) e corrispondono ad: Obbatalà, Elegguà, Ochùn, Yemanyà, Shangò, Ogùn, Orunla.

A questa rosa principale, si aggiungano sempre molto popolari:

Babalu Ayè(8), signore della terra e delle malattie, particolarmente adorato in Dahomey; Ochosi, divinità della caccia; Osain, signore delle erbe e curatore per eccellenza; Oyà, divinità dei venti e delle tempeste nonché signora del fiume Niger; Oba, prima moglie di Shangò e padrona del fiume omonimo sempre nel sud della Nigeria; Olokùn, signore delle profondità marine (uno degli aspetti di Yemanyà per alcuni); Aggayù Solà, l’antichissimo dio dei vulcani e del fuoco; Oddudua, primo Re degli yoruba, fondatore di Ifé nonché padrone dei misteri e del segreto della morte; gli Ibbeyi, i gemelli sacri a Shangò; Oricha Oke, divinità della agricoltura; Yegguà, signora della castità e purezza; Yewà, padrona dei morti e dei cimiteri; Yemmù, sposa di Obbatalà; Osun, messaggero di Obatalà e di Olofin.

Ancora, molto conosciute nell’isola, però già in un secondo piano ritroviamo: Nanà Burukù, Erinle, Oranmiyàn, Korin Koto, Boromù, Ayaò, Ogùn Orì, Oggué, Ajà, Olosà, Aroni, Iroko, Oroina, Obañeñe, Oké, Oddé e via dicendo fino a contarne varie centinaia.

Non tutte le centinaia di divinità trovano nell’isola una rappresentazione, in un percorso di selezione naturale solo le più popolari hanno potuto mantenere il loro culto, le altre sono presenti solo attraverso il loro manufatto divino, affidato ai sacerdoti delle divinità principali per preservare quello che rimane del loro antico culto, o ancora sono ricordate unicamente attraverso la tradizione orale.

Ma vediamoli questi Orisha, mettendo in mostra velocemente almeno le sette potenze africane, per capire meglio di cosa parliamo.





(1) Ad esempio Elegguà è un composto in malta che contiene vari elementi: terra di un incrocio, terra di un fiume, terra di una montagna, terra di mare, terra del cortile della casa del padrino, terra proveniente di fronte della casa del padrino, mais tostato, un pezzo d’argento, tre pietre nere, sette peperoncini di Guinea, le sette erbe sacre all’Orisha, un pezzo di guscio di tartaruga, tre centesimi, e via dicendo. E’ interessante notare che quando il manufatto è terminato, all’Orishà si domanderà se attraverso questi elementi sarà in grado di ‘mangiare’ o no; applicando il medesimo concetto della ‘prenda’ nel culto bantù Mayombè.
(2) E.B. Idowu, Olodumare : God in Yoruba belief, Longmans, 1963, p.39-40.
(3) E.B. Idowu, Olodumare : God in Yoruba belief, Longmans, 1963, p.32.
(4) Alle volte a Cuba come in Africa più semplicemente chiamato Olòfin, signore supremo. Traduzioni tratte da E.B. Idowu in Olodumare : God in Yoruba belief, Longmans, 1963, p.34.
(5) E.B. Idowu, Olodumare : God in Yoruba belief, Longmans, 1963, p.39.
(6) In realtà si tratta di una scelta difficile, per esempio non menzionare Olokun od Osain sempre molto conosciuti e praticati.
(7) Cuban Santeria/ Walking with the night, Raul Canizares, Destiny Books, 1999, p.53.
(8) Conosciuto anche come Shopona, Sakpata, Chapkuana.