Carabalí


schiavi a Cuba, gruppi etnici, ibo, caranali


Autore

Christian Dott. Doria
"ORÍSHAS, DALL’AFRICA A CUBA
Storia della presenza della religione yoruba a Cuba "
tesi presentata all’Univesità di Pavia a fine corso
di Laurea di Scienze Politiche nel 2002


Un altro gruppo etnico presente a Cuba e legato al mondo religioso degli Orissà, è quello degli Ibo.

Questi, stanziati all’incirca nel delta del fiume Niger, confinanti con i bini (popolazione appartenente alla monarchia reale del Benin, della cui provincia oggi la capitale è conosciuta come Benin city), si dividono culturalmente nell’isola, come nel continente d’origine, tra l’influenza religiosa lucumì e l’appartenenza al culto presente in quella che a Cuba è conosciuta come società abakuà.

Della società abakuà tratteremo più avanti(1), per il momento si sappia che corrisponde ad una società mutualistica di carattere cabalistico religioso.

Per quanto concerne le origini dell’etnia principale che fa a capo alla suddetta società, che conta tra le sue fila la popolazione ibo, nonché di un’importante presenza etnica nell’isola, dobbiamo immergerci nella storia.

I portoghesi furono i primi trafficanti di schiavi africani (ad eccezione dei mori nella penisola prima di loro), molto presto installarono baracconi e depositi per l’acquisto di neri ai margini dei fiumi del nuovo e vecchio Calabar, traslatando a Cuba già dal XVI sec. i ‘pezzi del Calabar’.

A tutta questa regione in cui si incontravano Boni, Adoni, Calabar ed Efik fu assegnato il nome di Calabar e alle sue genti di carabalì.

Il vocabolo deriva dalla voce inglese Kalabarry o portoghese Calabarra, ed appare per la prima volta in alcune mappe olandesi del XVII secolo.

Il termine che non è d’origine Efik, si pensa potesse essere applicato in un primo momento al fiume del Nuovo Calabar, denominato come tale per l’incontro con la prima etnia che viveva lungo le sue rive, i Kalabarri Iyo.

Se carabalì fu un’apposizione europea: qual’era il nome africano che li definiva?

A Cuba le testimonianze di anziani ñañigos (appartenenti alla setta abakuà) d’ascendenza carabalì, rivelano che l’antica denominazione era quella di Brìcamo, nome generico comprendente le molte etnie situate in quelle marche ed
''equivalente a carabalì''(2).

Gli ñañigos cubani più versati nella storia della loro confraternita considerano carabalì, oltre ai menzionati, anche gli ibo, seppur “imparentati con i lucumì, mezzi lucumì”(3) ed occupanti l’est del Niger con le seguenti sub-tribù: abaya molto numerosi a Cuba, aro, oyofia, oyosara, otansa, eda, ishielu, eché, asiana, iyé, iyiesa, ikuo, ika, ikueri, isu, isuachi, ndoki, nku, koba, onisha oka, ututù, orata, orù (nome che ancora ostentano rami filiali della Potencia, ''juego'' o raggruppamento abakuà Orù)(4) e ubani (Obane-Efik).

Inoltre sono carabalì gli iyo, del Paese dei Brass, i brassi come dicono i ñañigos cubani, ''quelli del sale'', trafficanti che occupavano il delta del fiume e vendevano sale.

Secondo la suddivisione che ne dà Talbot dei brassi, si hanno le sotto tribù: karabarì, nembe, ogbinia e kué, Wari, atisia, mimi.

Ma ancora: gli Ekoi e gli ibibìo, o bibì come si chiamano correntemente a Cuba, questi si incontrano tra il fiume Calabar e il fiume della croce (Cross River) e sono continuamente menzionati dagli Abakuà; gli ekoi,
“gli antenati”, sono considerati come i creatori di Abakuà, erano coloro che “padroni del segreto”, di Ekue(5), lo diedero ad altre tribù.

Gli ibibìo, che come si diceva a Cuba
“mangiavano persone”, derivano il loro nome dalla forma duplicata della radice del verbo bìo, cioè ‘tagliare testa’; in effetti, raccontano gli Abakuà cubani ben documentati, che agli ibibìo piaceva tagliare teste.

Ma torniamo alle etnie comprese nel termine carabalì; tra questi abbiamo ancora: Abuàn, bafumbùn, banso, bokì, ekurì, adkunakua (secondo le testimonianze, sempre cubane, installati ai margini del fiume sacro), nbembe, iyala, yuché, ododò, ori, uyanga.

Infine sono compresi tra il fiume Cross ed il fiume Rìo del Rey come carabalì i Ngolo, balundu, bakuiri, mbongue, bakundu.

Quindi ci sono carabalì semi-bantu e bantu; secondo testimonianze cubane
“i congo erano vicini dei carabalì e parteciparono del segreto”(6), cioè del fondamento della società.

A Cuba tra gli appartenenti abbondarono i brìkamos (semi bantu), kuévanos, abaya, otà, olugo, isuama, mimi, bibì, efik, isieke, etc., questi furono i fondatori della prima ‘potencia’ o società segreta nel porto del villaggio di Regla, oggi parte di ciudad de la Habana(7).




(1) Si veda il paragrafo 5.1 LA COMPLESSITÁ CUBANA
(2) Come testimoniano abakuà anziani a Lydia Cabrera.
(3) Vale a dire ibo, che condividono oltre alla pratica del culto a capo della società, anche quello degli Orisha.
(4) Sarebbe estremamente interessante vedere quale interrelazione ci sia tra le divinità abakuà e gli Orishà, potendo constare se esistono influenze, come sarebbe veramente interessante studiare se le società, confraternite segrete abakuà, siano legate o abbiano influenzato le società presenti in terra yoruba, tuttavia sull’argomento si conosce troppo poco, soprattutto visto il vincolo di segretezza di queste ‘potenze’. L’unica cosa certa è che le società di ramo abakuà, conosciute come società del leopardo hanno avuto una estensione che va dal Ghana al Cameroun.
(5) Il segreto è il cuore della società abakuà, è il legame del patto, come vedremo più avanti.
(6) Si comprendano quindi nella lista anche i semi-bantu e bantu, quelli menzionati e quelli non riportati. Quindi si consideri che oltre la lista di etnie carabalì qui riportate, parteciparono del segreto, anche i ‘congo’ con altre varie etnie.
(7) Tutti i nomi delle varie etnie sono tratti da La lengua sagrada de los ñañigos di Lydia Cabrera, Colecciòn del Chicherekù en el exilio, 1988, p.7-11; le informazioni menzionate, come è sempre di costume della autrice, sono frutto unicamente di testimonianze orali afrocubane, che raccoglie attraverso il metodo dell’investigazione diretta.